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L'istria è da tempo, come piccola parte della storia mediterranea, intessuta di tradizione vinaria. Gli scritti degli autori greci e romani confermano che l'enologia fu sviluppata su questi territori nel periodo romano (177 p.e.v. fino all'anno 476) e dando credito ad alcuni scritti, è da supporsi che tal scienza vada ancor più indietro nel tempo, ossia nel periodo preromano. Nel golfo di Arsa, nelle prossimità del villaggio di Rakalj, esiste un sobborgo chiamato Kalavojna, che in greco vuol dire "buon vino" (kalos oinos). Questa cosa ci testimonia che i navigatori greci visitavano le nostre terre rifornendosi del "buon vino".
Lo scrittore romano Plinio Il Vecchio (23 – 79) sottolinea nella sua opera Historiarum mundi, il vino vinum Pucinum, cospargendolo di lodi e attribuendogli addirittura il merito degli 82 anni di vita della zarina Livia. In sostanza, Plinio ha dato l'ubicazione all'Istria…e stando alla descrizione, è probabile che si trattò del terrano, tuttora qui presente.
Nel Medioevo, i moscati venivano spesso menzionati quale delizia sopraffina ed andavano così ad imbastire le tavole regali. Il significato economico del vino ha oscillato dai momenti bui intrisi di guerre ed epidemie, quando lo stesso veniva gettato nel dimenticatoio, fino ai tempi lieti in cui il vino era parte della vita quotidiana. Un'altra cosa importante ci giunge da quei tempi: è la malvasia. Fu Venezia allora ad intrattenere rapporti di commercio dal levante, dal Peloponneso, da Cipro e da Creta, luoghi dai quali pian piano arrivò il primo vitigno della malvasia.
Un po’ più tardi, nell'epoca dell'Impero austriaco, il vino ritorna ad essere di primaria importanza in Istria. I vigneti ricoprono più di 30 mila ettari di suolo istriano. Parliamo dell'epoca delle malattie, i vigneti vanno in rovina, poi vengono nuovamente impiantati…E così fino ad oggi.

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